Sta facendo discutere e non poco, la
proposta del Ministro del Turismo Michela Brambilla che ha avanzato
l'ipotesi di presentare un decreto legge che prevede l'apertura di case
da gioco negli alberghi di lusso di tutti i comuni d'Italia.
L'idea del ministro Michela Brambilla
è quella di "rilanciare la competitività dell'offerta turistica
italiana, incentivando la riqualificazione alberghiera, in condizioni
analoghe a quelle di altri Stati membri dell'Ue e anche al fine di
regolamentare il gioco d'azzardo e di contrastare il gioco non
autorizzato".
Naturalmente l'accesso sarebbe
consentito solo ai maggiorenni che inoltre dovrebbero avere l'obbligo
di pernottare nella struttura stessa.
Nella proposta di legge che la
Brambilla avanzerà nei prossimi giorni, si prevede che il presidente
del Consiglio, di concerto con i ministri degli Interni, dell'Economia
e del Turismo emani un decreto per definire "le modalità di rilascio dell'Autorizzazione
Amministrativa alla gestione dei locali da gioco, i criteri e i
presupposti per l'iscrizione a albi e elenchi nonchè le entità delle
imposta periodiche da versare all'Erario".
Parte di queste imposte, si legge su Jamma, verrà destinata "alla
costituzione di un Fondo preso il Dipartimento per lo sviluppo e la
competitività del Turismo da utilizzare per il finanziamento della
promozione dell'offerta ricettiva di lusso in Italia e all'estero. La
rimanente parte è destinata ai Comuni nel cui territorio sono ubicate
le strutture ricettive autorizzate che la utlizzano per il mantenimento
del decoro e della sicurezza"
La notizia di questa proposta di legge che il Ministro vorrebbe
presentare nei prossimi giorni e a cui sta lavorando a pieno regime, ha
creato diversi dissensi, primi tra tutti quelli della Federgioco e della Fipe.
La Federgioco in un comunicato stampa dichiara:
"Gli organismi di Federgioco, fanno sapere, apprendono, da un articolo
apparso stamane su Il Sole 24 ore, dell'imminente approvazione di un
decreto legge, che prevede l'apertura di case da gioco all'interno di
strutture alberghiere almeno a cinque stelle.
Federgioco ritiene di dover stigmatizzare il metodo con il quale si vuole giungere all'adozione di un simile provvedimento, contestando
il ricorso ad uno strumento, quale il decreto legge, connotato da ben
altri requisiti di necessità e urgenza rispetto alla materia qui
trattata, posto che le fattispecie penali di cui agli artt. 718 e ss.,
che vietano l'esercizio del gioco d'azzardo, rispondono all'interesse
della collettività a vedere tutelati la sicurezza e l'ordine pubblico,
in presenza di un fenomeno che si presta a fornire l'habitat ad
attività criminali.
È inoltre noto che le quattro case da
gioco stanno attraversando una congiuntura particolarmente negativa,
dovuta alla crisi economica e ad una progressiva trasformazione del
mondo del gioco. Poiché in Italia l'esperienza nella gestione di casinò
è rappresentata dai soli quattro casinò esistenti, riuniti
nell'Associazione Federgioco, questa Associazione ritiene
imprescindibile, su tali materie, il ruolo di interlocutore primario,
proprio in virtù della oltre cinquantennale esperienza dei suoi
iscritti nella gestione di tale settore.
Federgioco sottolinea, inoltre, come un
provvedimento di tale impatto coinvolga, anche a livello ministeriale,
referenti diversi, quali il Ministero degli Interni e il Ministero
dell'Economia, da sempre vigili e cauti su tale materia e sul possibile
proliferare incontrollato del gioco d'azzardo sul territorio italiano,
al di fuori di un rigido sistema di controlli, quale quello imposto
alle quattro case da gioco esistenti.
Federgioco invita, quindi, il Ministro
per il Turismo a soprassedere alla presentazione di tale provvedimento,
dichiarandosi responsabilmente disponibile ad affrontare il tema
dell'apertura di nuove case da gioco in modo completo, ribadendo la
piena e totale disponibilità a fornire il proprio contributo alla
discussione e alla necessaria, propedeutica, approfondita istruttoria".
Anche la Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe) è contraria ad una proposta del genere ed assume una posizione in pieno contrasto alle idee del ministro Brambilla.
Il portavoce della Fipe ha infatti dichiarato che "Il bilancio statale non può essere risanato con la proliferazione dei casinò. La
nascita indiscriminata e senza criteri delle case da gioco non è molto
educativa e porterebbe più danni che benefici. E considerata la crisi
globale del settore porterà contributi modesti nelle casse dello Stato,
né servirà a stimolare la domanda turistica.
Se il provvedimento all'esame domani al
Consiglio dei Ministri dovesse essere approvato, in Italia potrebbero
aprire oltre 230 case da gioco disposte a macchia di leopardo sul
territorio, senza alcun nesso con il turismo.
Il mondo dei casinò sta vivendo un
momento di grande difficoltà a livello mondiale e per questo sembra
ancora più assurda l'idea di poter fare cassa da un settore in piena
crisi.
Mentre nel resto del mondo i casinò
negli hotel stanno chiudendo e per funzionare devono essere inseriti in
contesti fortemente strutturati, in Italia si sta pensando a un modello
antiquato e diseducativo, perché una cosa sono i bisogni della finanza
dello Stato, un'altra cosa è il modo di ottenerli alimentando
comportamenti che spesso portano alla rovina persone e famiglie.
Secondo il centro studi Fipe, i casinò potrebbero generare al massimo
lo 0,5% in più delle presenze all'anno.
Inoltre, sempre secondo il cento studi
Fipe il comportamento di consumo dei giocatori/turisti è poco o per
nulla assimilabile a quello dei turisti tout court. Essi utilizzano il
sistema dei servizi turistici solo marginalmente e, dunque, non
generano effetti positivi diretti sull'economia territoriale"
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